A due anni dalla tragica morte dei macchinisti Mario Di Cuonzo e Giuseppe Cicciù

A due anni dalla tragica morte dei macchinisti Mario Di Cuonzo e Giuseppe Cicciù

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Non possiamo fare a meno di esprimere tutta la nostra rabbia, a due anni dalla tragica, quanto evitabile, morte dei nostri colleghi macchinisti Mario Di Cuonzo e Giuseppe Cicciù, quando alla guida del Frecciarossa 9595 Milano – Salerno (primo treno della mattina dopo manutenzione notturna), volarono letteralmente fuori dai binari per aver arbitrariamente trovato uno scambio in posizione deviata sulla linea AV, al PM Livraga della linea Milano – Bologna, a 300 Km/h.

Siamo molto più che arrabbiati e preoccupati perché ci è crollata la granitica certezza della via libera incondizionata che, eravamo convinti, ci garantiva un segnale verde, o un gancio a 300 Km/h. Ma ancora più furiosi siamo oggi, quando a due anni dall’apertura dell’inchiesta ci dicono che si tratta di errore umano, un cablaggio errato in fase costruttiva.

Abbiamo subito presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Lodi il 12 febbraio 2020, che consigliamo di leggere, molto dettagliato e con spunti, che proprio oggi, alla luce delle conclusioni del Procuratore assumono una importanza fondamentale, ma che sono state ignorate, per noi incomprensibilmente, per dar retta a semplicistiche conclusioni tratte da costosissime perizie! Nulla si è detto sulle procedure di RFI, avallate dalla allora Agenzia per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF). Ci siamo dichiarati disponibili a collaborare alle indagini e chiedemmo di essere ascoltati come persone informate dei fatti, essendo abilitati a tali sistemi … ma nulla. Nel nostro esposto puntavamo l’attenzione sulla fragilità delle procedure che, in virtù di una riduzione dei perditempi, avevano subìto una pericolosa banalizzazione, anche se in concorso ci fu errore umano.

Ciao Mario, ciao Giuseppe.

Rileggiamo l’esposto <clicca qui...>.

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