Il treno del Milite Ignoto

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Ricorre il centenario del trasporto in treno della salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma. Finita la Grande Guerra (1914-1918) in molte nazioni ex belligeranti si costruirono sacrari per custodire le salme dei soldati identificati ed ignoti caduti e un monumento che custodisse la salma di un soldato ignoto a ricordo di tutti loro. Anche in Italia si decise di commemorare gli oltre seicentomila caduti e la legge sulla “Sepoltura della salma di un soldato ignoto” fu approvata dal parlamento del Regno d’Italia all’unanimità il 4 agosto 1921.

Successivamente si costituì una Commissione col compito di trovare undici soldati italiani ignoti tra le salme dei caduti ignoti rinvenute in luoghi simbolici della guerra italiana tenuti rigorosamente segreti.  Il 28 ottobre 1921 nella Basilica di Aquileia a Maria Bergamas, una donna triestina madre del caduto Antonio (anch’egli milite ignoto), fu dato l’incarico di scegliere tra le 11 bare colui che avrebbe rappresentato i caduti, il sacrificio supremo, il dolore dei congiunti e tutte le sofferenze patite da soldati e popolazione durante quella terribile ed ingiusta guerra.

Il 29 ottobre 1921 la salma scelta partì per Roma dalla stazione di Aquilea con un treno speciale trainato dalla due locomotive a vapore (una di esse, l’unità 740.115, è conservata nel Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa). Uno dei macchinisti in partenza era il macchinista Felice Battistelli del Deposito Locomotive di Pontebba, decorato di guerra, militante sindacale e tra i protagonisti degli scioperi dei ferrovieri nel “biennio rosso” 1919-1920 e successivi, licenziato nel 1923 in virtù del Decreto Regio 143/1923 dal Commissario delle FS Torre assieme a migliaia di ferrovieri “ribelli” tra cui Castrucci e tanti attivisti di In Marcia.

Il treno seguì l’itinerario Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Arezzo, Chiusi, Orvieto fino a Roma, passando a bassissima velocità nelle stazioni in modo che la popolazione potesse onorare la salma in memoria di un proprio congiunto, amico, conoscente e d’ogni sconosciuto caduto in guerra. A Roma giunse il 2 novembre e il feretro fu portato nella Basilica di S. Maria degli Angeli, ove il 4 novembre si celebrarono i funerali di Stato in concomitanza con l’anniversario della fine della Grande Guerra.

Dopo il rito funebre la salma fu tumulata in un’apposita tomba ricavata nel Vittoriano, ai piedi del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II e a quello raffigurante la dea Roma: un umile soldato ignoto prendeva, a pieno titolo, posto all’Altare della Patria in rappresentanza del popolo italiano e delle tante tragedie da esso patite a causa di una guerra folle ed ingiusta!!

Questa grande commozione di popolo, purtroppo, fu un ulteriore elemento di propaganda nazionalista che aiutò le forze reazionarie a portare l’Italia nella dittatura fascista. Il Milite Ignoto deve essere un monito perpetuo affinché la Pace, la Giustizia sociale planetaria e la Fratellanza tra i popoli trionfino su guerre, barbarie e sulle prevaricazioni dell’Uomo sull’Uomo. “Sono tutte uguali le lacrime delle mamme di tutti i caduti d’ogni popolo in qualsiasi guerra” sosteneva la mia bisnonna materna nel ricordare il figlio caduto nel 1916 e disperso sul Carso.   

Smaldone Remigio   

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