Livraga, pagano gli operai. E i dirigenti?

Livraga, pagano gli operai. E i dirigenti?

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Disastro ferroviario di PM Livraga, a pagare sono solo gli operai, ma i dirigenti RFI e ANSFISA?

A seguito dell’incidente di Livraga del 6 febbraio 2020 apprendiamo (fonte www.milanotoday.it) che “è emerso che all’epoca dei fatti c’era un baco della sicurezza nel sistema di controllo degli scambi sulla rete Alta Velocità.” Secondo quanto dichiarato dall’accusa, all’origine del tragico incidente ci furono tre errori umani: “l’inversione di due fili nella fabbrica Alstom durante il serraggio di una morsettiera, la mancata rilevazione dell’anomalia ai banchi prova aziendali e il mancato ultimo controllo visivo della posizione dello scambio da parte dei tecnici di Rfi che avevano montato a Livraga l’attuatore difettoso.”

Inoltre “Gli stessi tecnici di Rete Ferroviaria si erano accorti di un’anomalia ma non erano riusciti a comprenderla e si fidavano delle indicazioni dei quadri di controllo.”

Durante l’udienza del 28 maggio a Lodi gli esperti del ministero hanno dichiarato chiese tutta la rete ferroviaria nazionale fosse attrezzata con un circuito in più, dedicato appositamente al controllo e con “l’adeguamento della logica di funzionamento dell’apparato centrale computerizzato finalizzato a gestire in maniera opportuna le grandezze di controllo che governano il funzionamento del deviatoio”, si potrebbero evitare future stragi, limitando notevolmente le possibilità di errori umani.

Nel frattempo abbiamo due operai già condannati a tre anni di carcere e altri cinque imputati ora a processo.

All’indomani dell’incidente l’Associazione Castrucci, proprietaria della nostra rivista, presentò un esposto/denuncia puntando il dito contro ANSF (oggi ANSFISA) che, a nostro avviso irresponsabilmente, aveva omologato il protocollo di RFI secondo cui si possono bypassare numerose sicurezze di enti in un tratto anche lungo (come il posto di servizio incriminato), sottraendoli alla “vista” del sistema e così ingannandolo, al fine di ottenere il “gancio” luminoso sul cruscotto che consente di viaggiare a 300 Km/h! Secondo noi questa procedura è inaccettabile e chi l’ha approvata e introdotta ne deve rispondere penalmente! Ci siamo anche offerti di essere ascoltati dal Procuratore, che però non ci ha mai convocato.

Ora, dopo quattro anni, ci si accorge finalmente di questo “baco” nelle procedure, che già avevamo a suo tempo denunciato, e a pagare saranno solamente gli operai?

E le responsabilità delle dirigenza di RFI e di ANSFISA, che con le loro procedure hanno permesso che si verificasse questo disastro?

Per ovviare al “baco” e affinché non produca altre gravi conseguenze non basta scoprirlo ma occorre rivedere in toto l’autorizzazione a RFI di adottare un protocollo inadeguato, che riporta la sicurezza ferroviaria ai tempi del “blocco telefonico”, ma con velocità di 300 Km/h.

La redazione di Ancora In Marcia

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